Un PICCOLO museo per un grande viaggio

UN LUOGO FUORI DALLO SPAZIO E IMMERSO NEL TEMPO.

C’é un posto in Valtiberina in cui custodiscono diari di ‘comuni mortali’…

Si trova a Pieve Santo Stefano, il famoso Piccolo Museo del Diario che più che accogliermi… mi coglie di sorpresa!

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Mi stupisce il modo in cui le installazioni multimediali riescono a rapire il visitatore proiettandolo letteralmente in un altro luogo fuori dallo spazio. Un viaggio nel tempo delle storie di chi parla e si racconta, da luoghi lontani e differenti e con metodi imprevedibili.

Qui chiunque può inviare i propri diari, o quelli dei propri parenti, per assicurarsi che vengano custoditi nel tempo. Gli argomenti più trattati sono relativi all’immigrazione e alla prima e seconda guerra mondiale, ma c’è spazio per tutto e per tutti!

Faccio il primo passo in questo mondo inaspettato e mi accoglie un intenso brusio, sono voci, voci smaniose di raccontare la propria storia. Mi trovo in uno stretto corridoio e sembra di rinascere in una nuova dimensione.

Alla mia sinistra una ‘parete cassettiera’, un’opera contemporanea che racconta i suoi segreti a chi apre i suoi cassetti. Leggere, toccare, ascoltare, tutto concorre a farmi tornare indietro nel tempo attraverso le voci e le penne di chi ricorda e di chi continua a raccontare dal passato.

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UN UOMO CHE RIUSCÌ A TROVARE IL SENSO DELLA SUA VITA DONANDO L’ETERNITÀ ALLE VITE DI PERSONE COMUNI.

Saverio Tutino, è lui il primo personaggio da conoscere; il sognatore che fondò l’archivio dei diari a cui è dedicata un’intera postazione multimediale, che attraverso video ed interviste tratta le tre fasi della sua vita: da partigiano, ad inviato all’estero, a fondatore dell’archivio.

Fu proprio lui, infatti, il primo in Europa a conservare memorie di persone comuni sostenendo di voler ‘Salvare tracce di umanità’.

Dalla stanza successiva soffia una calda brezza che ha tutto il sapore del Sud e della sua Sicilia.

AVEVA CIRCA 70 ANNI, ERA SEMI ANALFABETA, NASCOSE UNA VECCHIA OLIVETTI IN SOFFITTA E INIZIÒ A SCRIVERE TUTTA LA SUA VITA IN … LINGUA ‘RABITESE’.

Vincenzo Rabito, siciliano, uno dei personaggi più noti usciti dall’archivio, un diario come gli altri ma un personaggio diverso dagli altri. 1027 pagine scritte in una lingua poco comprensibile con ogni parola divisa da un punto e virgola.

Dalla guerra alla povertà del meridione, dall’arrivo dei figli al boom economico, un racconto schietto e disincantato di quell’uomo che ogni sera si chiudeva in soffitta, senza dare spiegazioni, per lasciare al mondo pezzi della sua vita.

 

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UNA PICCOLA DONNA CHE SCRISSE PIÙ DI 80 KG DI CARTA…

A lei è dedicata l’ultima stanza del Piccolo Museo del Diario. Si chiamava Clelia, nell’87 partì da Mantova accompagnata dall’assessore alla cultura del suo paese. Portava con sé ‘un cartoccio misterioso’. La sua meta era Pieve Santo Stefano, voleva donare la sua storia ai custodi nazionali del diario.

IMG_8063Con grande stupore, gli archivisti realizzarono che quell’insolito cartoccio conteneva un lenzuolo con scritto a china la storia di un’intera vita. La vita di Clelia e della sua famiglia, della sua sofferenza e del suo amore.

“SENZA NESSUNA BUGIA” la traduzione del titolo sul lenzuolo.

La prima frase è invece una preghiera rivolta a tutti coloro che leggeranno la sua vita: “Care persone fatene tesoro di questo lenzuolo che c’è un po’ della vita mia e di mio marito…”

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SCRIVEVA PER CURA.

Clelia visse da contadina nel dopoguerra aveva sei figli e in seguito alla prematura morte del marito iniziò a scrivere… scriveva di sera, di notte ma non per diletto, scriveva come per cura, per non pensare di dover passare la notte da sola.

Scrisse centinaia di fogli e una notte, avendo finito la carta, si ricordò di una sua maestra che le raccontava degli etruschi che avvolgevano i loro morti in lenzuoli con scritte beneauguranti per l’aldilà. Non avrebbe più utilizzato il lenzuolo con il marito, scomparso ormai da anni, così, decise di scriverci sopra ‘un po’ della sua vita’.

Nella stanza alcune parole fuoriescono curiose dal lenzuolo, si materializzano in oggetti che parlano di episodi della vita di Clelia; sono installazioni sospese in aria alle quali mi avvicino per ascoltare pezzi di stoffa parlante.

Coraggio, dolore, forza e un amore immenso emana quel lenzuolo che mostra, con tutta la sua semplicità, la forza di una vita e lascia un segno nell’anima di chi gli si avvicina.

NON UN PICCOLO MUSEO MA UN GRANDE VIAGGIO NEL TEMPO.

Storie di uomini e donne che hanno dato un senso alla loro vita anche solo raccontandola, anime in cerca di un esempio da lasciare al mondo, un atto di condivisione e di amore per il futuro.

Il grande Tutino Saverio padre di questo luogo che ha donato ‘il senso’ a molte vite e ha concesso a tutti di donare al mondo la propria voce immortale.

Esco incrociando gli sguardi lucidi di visitatori che come me sono invasi dall’energia del tempo che fluisce, reduci da quel viaggio tra impronte di passi di vita. Impronte di chi è passato prima di noi, di chi ci dona con fierezza la testimonianza di aver vissuto la propria storia.

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco Pellegrini ha detto:

    Bellissime parole, le tue, Ariel. Grazie per la tua visita al Piccolo museo del diario e per il tuo prezioso contributo.

    "Mi piace"

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